Unica amministrazione coerente, l’ amministrazione di Napoli, che ha ripubblicizzato l’acqua, privatizzata dall’amministrazione precedente. Una ottima prova di coerenza dell’IdV.
Invece a Torino – retta da Fassino – avviene il contrario, e con il voto determinate di Sinistra e Libertà. Si vede con preoccupazione la deriva di SeL che nei fatti sta ripercorrendo lo stesso percorso del PCI-DS-PD.
Nell’articolo “ACQUA BENE COMUNE: SEL A TORINO PREDICA BENE, RAZZOLA MALE” sul manifesto di oggi in un intervento di Stefano Risso e Mariangela Rosolen del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e del Comitato Acqua Pubblica fanno giustamente notare l’ultimo tradimento di SeL.
“Il gruppo consiliare Sel al Comune di Torino vota a favore della vendita del 40 per cento di azioni Amiat (igiene urbana), Trm-Inceneritore e Gtt- Gruppo Trasporti Torinesi. Questo è il dato fondamentale che accomuna Sel alla Giunta Fassino e che lo rende inconciliabile con le proposte del Movimento dell’acqua che ha misurato nel risultato referendario la sua consonanza con l’opinione maggioritaria di questo paese. Per far credere che si stavano battendo per gli stessi obiettivi, i consiglieri comunali Sel hanno fatto Leggi articolo completo →
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Un articolo del giornalista Karl Marx. Un estratto da ilmanifesto di M.Musto
In qualità di giornalista del New-York Tribune, uno dei quotidiani più diffusi del suo tempo, Marx osservò gli avvenimenti politico- istituzionali che, in Inghilterra, nel 1852, portarono alla nascita di uno dei primi casi di «governo tecnico» della storia, il gabinetto Aberdeen (dicembre 1852 – gennaio 1855). L’analisi di Marx si contraddistinse per sagacia e sarcasmo. Mentre il Times celebrava la nascita dell’avvenimento come il segno dell’ingresso «nel millennio politico, in un’epoca in cui lo spirito di partito è destinato a sparire e in cui soltanto genio, esperienza, industriosità e patriottismo daranno diritto ai pubblici uffici», e invocava per questo governo il sostegno degli «uomini di ogni tendenza», poiché «i suoi principi esigevano il consenso e l’appoggio universali »; egli irrise la situazione inglese nell’articolo “Un governo decrepito. Prospettive del ministero di coalizione (gennaio 1853)”. Ciò che il Times considerava tanto moderno e avvincente costituiva per lui una farsa. Quando la stampa di Londra annunciò un «ministero composto da uomini nuovi», Marx dichiarò che «il mondo sarà certamente non poco stupito quando avrà appreso che la nuova era nella storia sta per essere inaugurata nientemeno che da logori e decrepiti ottuagenari (…), burocrati che hanno partecipato a quasi ogni governo dalla fine del secolo scorso, membri del gabinetto, doppiamente morti, per età e usura, e richiamati in vita solo artificialmente ». Accanto al giudizio sulle persone, c’era – naturalmente – quello, ben più importante, sulla politica. Marx si chiese, infatti: «Ci viene promessa la scomparsa totale delle lotte tra i partiti, anzi la scomparsa dei partiti stessi. Che cosa vuol dire il Times?». Leggi articolo completo →

Hans Magnus Enzensberger: “Prospettive sulla guerra civile“. Einaudi, Torino, 1994
La fine della Guerra Fredda ha mandato al macero, tra le altre cose, gli idillici sogni di pace dell’Occidente. Una volta scomparso il tetro equilibrio della pax atomica, sono esplose decine di guerre civili, venendo a crearsi una situazione che nessuno si aspettava e nessuno sa come andrà a finire. Ma non si combate solo nel Terzo Mondo, nell’Est postsovietico e nei Balcani: secono Enzensberger, la “guerra civile molecolare” è scoppiata anche nelle metropoli.
Ogni tentativo di spiegare tali conflitti con gli argomenti tradizionali – lotta di classe, rivolte giovanili, movimento di liberazione nazionale… – risulta inutile. Sparite le convinzioni, le ideologie si sono ridotte a delle maschere intercambiabili. Il denominatore comune di tutte queste guerre civili, grandi o piccole, è l’autismo della violenza e la tendenza all’autodistruzione, alla pazzia omicida collettiva.
Di fronte allo scoppio di una nuova conflagrazione si invocano più che mai i diritti umani. Ci bombardano con rimproveri e accuse di colpa. Ma l’abisso tra gli intenti elevati e i risultati reali è sempre più ampio. Non solo gli individui si sentono impotenti, ma lo sono anche i sistemi politici. Il numero di “perdenti”, di esseri umani “superflui”, aumenta vertiginosamente. La questione dell’interventismo “umanitario” mostra anch’essa il fallimento della retorica dell’universalismo. Forse è giunto il momento di abbandonare le nostre fantasie morali di onnipotenza per concentrare i nostri modesti sforzi in quello che veramente possiamo fare.
L’autore si addentra di nuovo in un campo minato morale e politico, come già lo fece in “La grande migrazione” (1993): entrambe queste opere possono considarsi come un “dittico” da leggere senz’altro. Il risultato non promette nessuna consolazione, niente di definitivo; al massimo può dare un po’ più di chiarezza: il panico sarebbe un lusso che non possiamo permetterci.
Posto un estratto di un articolo di F.Berardi che mi trova daccordo, e offre lospunto per alcune conclusioni. Rimbocchiamoci le maniche.
Il 15 febbraio del 2003 cento milioni di persone sfilarono nelle strade del mondo per chiedere la pace, che la guerra contro l’Iraq non devastasse definitivamente la faccia del mondo. Il giorno dopo il presidente Bush disse che nulla gli importava di tutta quella gente e la guerra cominciò. Con quali esiti sappiamo. Dopo quella data il movimento si dissolse, perché era un movimento etico, il movimento delle persone perbene che nel mondo rifiutavano la violenza della globalizzazione capitalistica e della guerra.
Il 15 ottobre in larga parte del mondo è sceso in piazza un movimento similmente ampio. Leggi articolo completo →
Grande e’ la confusione sotto il cielo del centro-sinistra. Dal PD a SeL.
L’ incapacita’ di comprendere i meccanismi economici di una economia globale basata su rendite finanziarie e sulla creazione di oligopoli globali.
L’incapacita’ di comprendere i meccanismi di business e di estrazione del valore nel capitalismo cognitivo odierno, porta ad una mancanza di proposte e visioni alternative, a rimenere ostaggio dell’ideologia liberista. Porta a seguire pedissequamente le ricette della finanza e delle banche.
Paradigmatica la vicenda della lettera della BCE all’Italia e il proporsi del PD come il partito credibile capace di implementare con maggiore efficacia e velocita’ del PdL le richieste della finanza. Leggi articolo completo →